Res amissa

4 luglio 2006 – Qualcosa

Si erano lasciati coinvolgere in qualcosa – pensava lei – che forse era anche meglio dell’amore, qualcosa con un proprio ordito intenso e fuori del tempo, con interni densi e tumultuosi e altezze vertiginose.
Cosa fosse esattamente questa cosa, era difficile dire.
Ma non era stata una cosa da nulla.


11 dicembre 2006 – Fuoco

Leggevo, e avrei voluto essere solo un attimo quel fuoco più acceso, e pensavo che l’universo è pieno di rose, e che annaffiarne una è come essere quel fuoco, è renderla unica. «È il tempo che hai perso per lei» gli spiega la volpe «che ha reso la tua rosa così importante». Leggevo e sentivo la nebbia premere al bordo degli occhi.


16 dicembre 2006 – Pagine

È un guaio.
Più vado avanti e più amo le persone non per le biblioteche che hanno in casa ma per le pagine che portano scritte dentro.


19 dicembre 2006 – Segni

Nemmeno una parola, un segno. Eccolo, l’alito di vento che fa sanguinare. Ecco, ora sì che non ci saranno più neppure i luoghi in cui rinvenire una traccia per credere ancora che qualcosa è stato vero. Ecco, abbandonati i muri che conservavano l’impronta della voce, l’alito fumante dei tanti caffè inutili, il profumo del rum.
Svuoterai ogni soffitta ed angolo, stiperai libri, conchiglie e le mie impronte digitali per destinazione a me ignota. Ora sì che l’eco dei passi si perderà, e si potrà dire che non sono mai passata nella tua vita.


21 dicembre 2006 – Stare

Non parto, non resto. È così che mi sento, sotto una pioggia che non smette e lava via i colori dei pensieri. Non avverto il senso del passaggio solstiziale, e neppure quello della soglia dell’anno. Solo uno strappo alle radici, il sanguinare senza provare dolore, una certezza di perdita incapace di muovere un passo, un’attesa di tartari gialla e sabbiosa come le pareti della fortezza, sbriciolata insieme alle parole che avrei voluto dirti, e che non ti mancheranno.

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