CLXXIX.

silence

Ho avuto quasi il sentore di una possibilità. Dev’essere stata la situazione contingente, quella necessità di avere a portata di mano l’interlocutore perfetto con il quale sciogliere i nodi di questo mio stato sospeso e del tutto inadeguato alle circostanze. Ho pensato che se fossi stata colta dalla sorpresa di un cenno avrei potuto adattarmi, abbandonandomi al dono insperato di quella presenza festosa nella mia vita come fosse la prima volta. Il bisogno alle volte porta a dimenticare, avrei potuto. Ma ce l’avrei fatta?

Il sentore si è rivelato ancora una volta una fatamorgana, e forse è meglio così. Anche se il filo c’è, a segnare la distanza, è il filo di un orizzonte che illusoriamente mi accompagna mentre cammino, si affaccia nella mia vita fino a far vibrare l’aria intorno ma non riannoda, non ricuce né s’accorcia. Mi mancano, quei giorni e quelle parole che mai – nelle promesse – sarebbero dovuti andar perduti.

Bisogna darsi al sogno, quando il sogno si dà a noi.
(Albert Camus, Il rovescio e il diritto)

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