CXI.

Ogni viaggio non è che il ricordo di un antico inchiostro

Quando il tempo ti ha insegnato a guardare in un’altra direzione l’unica cosa che ti spinge a viaggiare infilando i piedi nelle sue orme è riprenderti ciò che ti ha rubato. L’aver ucciso i gioiosi interlocutori di allora, l’aver lasciato che le parole restassero senza risposta ad essere inghiottite in un silenzio arbitrario e unilaterale è – da solo – un buon motivo di oblio.

E allora, collocarlo tra le pieghe dell’impermanenza con obbligo di restituzione di quel soffio d’eternità. Dentro pagine e luoghi che continui a percorrere, succhiare fino al midollo e poi cancellare, in un approssimarsi incessante che sigli la sua finitezza e il distacco, mentre continua a scorrerti dentro insieme al sangue. La distanza definitiva, quando il filo non è più la misura di un legame ma la lontananza in cui ciò che è stato si scioglie e si riscrive. Addosso.

İstanbul uyurken Mentre Istanbul dorme
dinle geceyi ascolta la notte
ona anlat beni raccontagli di me
zaman geçirme del tempo che passa
seni cok sevdigimi di quanto ti ho amato

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