Ad lib[r]itum

Verba manent

CLXI.

Sembravano due che da bambini erano stati insieme a scuola, e adesso snocciolavano i cognomi dei compagni di classe, riportandoli su da distanze enormi. Passò un istante di silenzio, tra loro, come un incanto.

Poi si pensa che i segni non contino, e invece lavorano sotto traccia contro le migliori intenzioni. Poi si crede che certi giorni debbano per forza avere qualcosa di speciale e memorabile – così come lo si crede di certe persone che ritornano ciclicamente, come folate di vento, a eroderti il cuore – e invece il fiume che scorre urta appena contro i sassi per poi travolgerli nella corrente e proseguire il suo corso. La tramontana ha sferzato pesantemente i buoni propositi residui, e così – mentre da un lato tentavo di non portare con me nel nuovo anno proprio tutto – a quest’ora procedo a tentoni tra cumuli di pensieri inevasi. La visione è surreale, come stamane quando una vela di kitesurf volteggiava in cima alle palme e tra gli alberi del giardino, e a me che mi approssimavo al mare sembrava che la terra sotto i miei passi ci stesse scivolando dentro. Un confine – quello tra mare e terra – diventato soglia, come questa notte.
Perché questa, in fondo, è una notte come tante altre. Incapace di trovare una distanza indolore con le cose che erodono il cuore.

Di cosa siamo capaci. Crescere, amare, fare figli, invecchiare – e tutto questo mentre anche siamo altrove, nel tempo lungo di una risposta non arrivata, o di un gesto non finito. Quanti sentieri, e a che passo differente li risaliamo, in quello che sembra un unico viaggio.

(Alessandro Baricco, Mr Gwyn)

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