Ad lib[r]itum

Verba manent

CLX.

Il mare si è confuso con il cielo, in una gara di luce. Qualcuno nuota, i più si abbandonano al tepore di questa latitudine inversa. I poeti dell’autunno non scrivevano da questo sud d’inganni che non conosce nebbia né ribollir di tini. Solo la melagrana, spiegata ai miei figli, sgrana quietamente nel cuore la sua malinconica dolcezza d’ombre.

Eravamo tutti lì attorno, vivi e morti, con pensieri e dolori e gioie che c’attraversavano a casaccio, e nessuno sapeva dire di chi fossero, o da dove venissero. Fuori, il buio s’andava raccogliendo fin da mezzogiorno – come fa sempre (c’è quest’inganno della luce nascosta sotto il buio, e del buio rivestito interamente di luce, che non sappiamo capire) – spandendosi sotto la pelle delle contrade, raccogliendosi piano nelle conche, infilandosi sotto i cespugli bassi. Non lo sapevamo, ma ce lo sentivamo tutto attorno, come un cerchio attorno al cuore.

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