Ad lib[r]itum

Verba manent

CLVIII.

Verso quale stagione ride la stella che un tempo ha chiesto il nostro silenzio?

Sono giorni strani, di luce tagliente e dispersioni. D’imbrunire repentino e orientamento a tentoni. Con il desiderio di aggrapparsi ai profumi che sfuggono come relitti nelle rapide, alle voci che non muoiono lontanando e ritornano insieme ai gorghi di vento. Con un’insistenza e una frequenza che solo un profondo senso di precarietà può spiegare senza risolvere. Resta la spossatezza, la malinconia dolce intiepidita dai sentori di stagione, il vermiglio di un fiore sbiadito e arreso alla conta dei giorni, il contatto cieco con la pelle scabra di un ricordo.

Lei è uno scrittore, come ha detto poco fa ha l’obbligo di conoscere le parole, dunque sa che gli aggettivi non servono a niente [...] Vuol dire che abbiamo parole in più, voglio dire che abbiamo sentimenti in meno, oppure ce li abbiamo, ma non usiamo più le parole che potrebbero esprimerli, e dunque li perdiamo.

(José Saramago, Cecità)

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