…perché dài e dài anche i desideri decedono, e vanno sotterrati.
Lo stretto necessario, intimità o socialità che sia, rema contro i pollici sollevati e le forze centripete nutrendosi d’occhi, smarrimenti e profumi. Qui a Finisterre, zolla estrema dall’orizzonte curvo dove i mari si mescolano e le nuvole sono in eterna fuga, puoi camminare in equilibrio instabile per ore senza incontrare alcuno che te stesso. E chiudere il cerchio della tua erranza in questa stagione di luce violenta e di aria chiara, quella in cui la lontananza ha il suono del mare e il mondo si vede solo dall’ombra del già stato.
È che io ho tenuto un diario, disse lei, tutto qui.
Avrei dovuto tenerlo anch’io, disse lui, invece tutto quel periodo è affidato solo alla memoria, e la memoria è piena di buchi, si sa, è fatta di detriti.
Anche i diari sono pieni di buchi, disse lei, cosa credi?, a volte ho tentato di rileggere il mio diario per riafferrare quei giorni ed è pieno di buchi, sono solo lacerti, mi pare addirittura che lo abbia scritto un’altra persona, voglio dire la stessa persona che è anche un’altra persona.

