Fantastico sui luoghi che verranno – non ho che questo – ne scrivo gli atomi della loro materia liquida: capperi, ossidiana, fuoco, malvasia, fichi, vento, ginestre, asini, stelle. Ci son già stata, è un ritorno – una volta ennesima ma ancora la prima – con l’essenziale stretto in pugno, l’olio per una fiamma che danzi nel buio e il bagaglio vuoto, in una vita illusoria e intatta, in quella che ero, in quella che non sarò più, lì dove i tuoi passi hanno calcato la terra nera, dal lato dei tramonti, tra Iddu e il mare, in quella luce dove hai lasciato qualcosa di te, ancora un punto di quella mappa sfilacciata che non disegna alcun luogo né porta a te che riposi negandomi gli occhi, da qualche parte, sull’isola.
Ma sono lettere, queste? A me sembrano un abbraccio che si sporge alla finestra su un cortile vuoto, sono calci e pugni dati alla cieca, per aria, in solitudine.
(Tiziano Scarpa, Stabat mater)

